La cerimonia permanente

Il 25 ottobre del 2013 Maurizio Cattelan mandava il duo comico "I Soliti Idioti" a ritirare il premio Alinovi-Daolio. A quanto pare, Renato Barilli non la prese proprio bene: la definì una “pagliacciata”, giurò che Cattelan non sarebbe stato mai più nominato e minacciò di cancellarlo dal suo repertorio. Quattro anni prima, nel 2009, l’artista aveva fatto qualcosa di molto simile in occasione del premio alla carriera conferitogli dalla Quadriennale di Roma. In quel caso, era stato Elio di Elio e le Storie Tese a ritirare la medaglia al suo posto, rispondendo alle domande del pubblico come fosse egli stesso Maurizio Cattelan.

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L'infanzia dell'immagine

Fino al 15 febbraio 2026, Pirelli HangarBicocca ospita la prima retrospettiva dedicata all’opera di Nan Goldin (1953): artista visiva e fotografa di fama mondiale, ha fatto dell’istantanea e dello slideshow gli elementi cardine del suo linguaggio artistico. Il documentario a lei dedicato da Laura Poitras era stato premiato a Venezia con il Leone d’Oro nel 2022 riaccendendo i riflettori in Italia su una delle voci più importanti del panorama artistico contemporaneo. La mostra attualmente in corso negli spazi monumentali delle Navate riesce nell’intento di restituire una visione sinottica su un corpus tanto ricco e prezioso, allo stesso tempo preservandone il carattere intimo e personale.

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Rubare aura

Vorrei cominciare con un piccolo gioco, di una certa banalità a esser sinceri, affiancando due immagini per confrontarle. Ciò che vediamo è piuttosto simile: si tratta di fotografie il cui elemento principale consiste nel rapporto tra figura umana e spazio circostante. In entrambi i casi essa si trova all’aperto, nuda, e si relaziona con l’ambiente naturale in un rapporto uno a uno, nella fattispecie con delle grosse buche scavate nel terreno – sebbene nel primo caso un’oscurità quasi aggettante non ci faccia percepire il fondo, possiamo essere indotti a pensare che siano di profondità comparabile.

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Come un autoritratto entro uno specchio convesso

Ancora ignota, l’associazione di idee si insinua fin dall’ingresso nella sede milanese di kaufmann repetto. Nella prima sala, essa nasce come stupore, di fronte al basamento totalmente trasparente; cresce sotto forma di stranezza, in basso, rispetto al quadro collocato a un’altezza incongrua; matura poi in spaesamento, quando si segue la parete d’angolo che, per circa un metro, prolunga in altezza il piano di calpestio.

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Intrappolati dai maestri

“Verrebbe la voglia di dire, iniziando un articolo come questo, che la nuova arte italiana non esiste ancora”. Iniziava così il primo articolo di Francesco Bonami su “Flash Art”, con una citazione di Gregorio Magnani tratta da un testo pubblicato su “Arts Magazine” nell’aprile 1989. E verrebbe la voglia di iniziare questa recensione allo stesso modo, perché dopo aver visitato Fantastica, la 18° Quadriennale di Roma, si ha l’impressione che artisti e curatori italiani vivano in un continuo slittamento temporale, in una sorta di interminabile postmodernità che li costringe a ricordare, a citare, a ritornare costantemente sugli stessi sentieri.

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